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sabato 6 gennaio 2018

Libri e arte #1: Visitiamo insieme il Museo Guggenheim di Bilbao


Origin è il quinto capitolo della serie di Dan Brown con protagonista il professor Robert Langdon.
Come già sappiamo dai precedenti romanzi, Dan Brown è un grande esponente del genere action-thriller, in cui il protagonista deve risolvere una serie di misteri, raccogliere indizi e decifrare simboli per arrivare alla soluzione del caso. Nei romanzi di Dan Brown, tutto ciò si mescola spesso all’arte e alla letteratura: troviamo, infatti, riferimenti a Dante Alighieri in Inferno o a Leonardo nel suo più famoso bestseller Il codice Da Vinci. 

Anche in Origin non mancano questi riferimenti artistici e culturali, complice anche il fatto che il romanzo è ambientato in Spagna, culla di un immenso patrimonio di opere e monumenti.
Gli eventi fondamentali si svolgono inizialmente a Bilbao, sede del famosissimo museo Guggenheim, per poi spostarsi a Barcellona, tavolo da lavoro del noto architetto Antoni Gaudí. Inoltre, si fa riferimento ad alcuni luoghi nevralgici di Madrid, essendo coinvolta anche la famiglia reale spagnola, e di Budapest, sede di uno degli omicidi di questo romanzo.

Oggi andiamo proprio alla scoperta di alcune opere che incontriamo grazie alle avventure di Robert Langdon in questo libro, in particolare ci concentriamo sul Museo Guggenheim.

Il romanzo si apre con una sensazionale scoperta fatta dal futurologo Edmond Kirsch, allievo di Langdon molti anni prima. Kirsch scopre la risposta alle due domande che l’uomo si è sempre posto: “Da dove veniamo? Dove andiamo?” e la sua scoperta mina le basi di tutte le religioni del mondo. Per la sua presentazione pubblica, Kirsch sceglie come location l’avveniristico museo Guggenheim di Bilbao, dove invita i più illustri e influenti personaggi sociali, compreso il professor Langdon. Prima dell’annuncio, gli ospiti hanno l’opportunità di fare una visita guidata personalizzata tra le opere del museo e anche noi possiamo fare un piccolo tour virtuale seguendo Langdon e la sua guida Winston.


Il Guggenheim di Bilbao è un museo di arte contemporanea progettato dall’architetto Gehry ed inaugurato nel 1997.

All'ingresso del museo, la prima opera che Robert vede è Puppy, l’enorme cane fatto di acciaio, legno e terreno e ricoperto interamente di fiori. Realizzato dall'artista statunitense Jeff Koons, Puppy è un West Highland White Terrier alto circa tredici metri, è realizzato con 70.000 fiori e ha un sistema di irrigazione interno. Nasce nel 1992, prima dell’apertura del museo, ma, dopo l’inaugurazione, viene qui posto in maniera definitiva.
Ancora all'esterno, Langdon si trova ad osservare Maman, opera della scultrice franco-americana Louise Bourgeois. Si tratta di un ragno gigante realizzato nel 1999, alto quasi una decina di metri, e completo anche della sacca delle uova. Da una parte, l’opera è legata al ricordo della madre dell’artista (da qui il titolo Maman): la madre era, infatti, una tessitrice (proprio come i ragni) ed anche una figura positiva e difensiva, così come i ragni sono animali utili e protettivi contro le zanzare portatrici di malattie. Dall'altra parte, sul piano della simbologia rappresenta invece la superbia richiamando il mito di Aracne. Il mito racconta dell’abile tessitrice che ripeteva di essere migliore della dea Atena, protettrice delle arti: quest’ultima decise di sfidarla, ma Aracne le dava filo da torcere e perciò fu trasformata in ragno e costretta a tessere per tutta la vita a causa della sua spavalderia.

Sempre all'esterno, Robert si imbatte in un banco di nebbia, riuscendo a capire solo in un secondo momento che si tratta della strana installazione della giapponese Fujiko Nakaya dal titolo Fog che nasce grazie alla comparsa, in maniera artificiale, della nebbia su un ponte attraverso un sistema di tubature. È stata realizzata nel 1998, installata in modo permanente in una piscina esterna del museo ed il titolo – oltre che indicare la nebbia in lingua inglese – è anche un omaggio all'architetto che realizzò il Guggenheim di Bilbao, Frank O. Gehry.

Varcata la soglia del museo e guidato dalla voce di Winston nelle sue cuffiette, Langdon osserva alcune delle opere esposte all'interno.

Una delle più suggestive è Installation for Bilbao, della statunitense Jenny Holzer. L’artista, attraverso le sue opere realizzate grazie all'impiego della tecnologia, ha sempre avuto un forte impegno sociale e, nel caso di Bilbao, decide di sensibilizzare i visitatori sull'AIDS: nel 1997 realizza, dunque, nove strisce a led verticali sulle quali scorrono delle frasi come “I say your name” o “I save your clothes” in tre diverse lingue (basco, spagnolo e inglese).

Altre installazioni particolari che incontriamo seguendo Langdon sono quelle di Richard Serra, famoso scultore statunitense conosciuto soprattutto per le sue opere d’arte realizzate attraverso fogli di metallo. Le sue opere, infatti, incoraggiano il visitatore a girarvi intorno, entrarvi dentro o attraversarle. Snake, per esempio, realizzato per l’inaugurazione del museo, consiste in tre nastri d’acciaio: giocando con lo spazio negativo, i tre enormi nastri sinuosi creano l’illusione che si tratti di due serpenti in movimento. Torqued spiral fa parte delle opere più recenti dell’artista e fa
apparire il duro metallo come se fosse morbido e malleabile. Quest’opera (o serie di opere) in particolare invita i visitatori a girarvi intorno o entrarvi dentro, permettendo di osservarla da differenti punti di vista e dando l’apparenza di uno spazio in movimento (lo stesso Langdon vi entrerà su invito di Winston).


Un’altra installazione piuttosto curiosa è quella dell’artista cinese Cai Guo-Qiang dal titolo Head on. Quest’opera è stata realizzata nel 2006 per il Guggenheim di Berlino (ignoro il perché si trovi nel romanzo di Brown a Bilbao, forse in prestito in occasione di un’esposizione temporanea sull'artista). Qui vediamo 99 lupi che corrono tutti nella stessa direzione, seguendo probabilmente il capobranco. Questo, però, finisce con lo schiantarsi contro una parete in vetro e gli altri, seguendolo ciecamente, faranno la stessa fine. L’opera è un’allegoria della condizione umana, simboleggiando principalmente la passività degli individui che seguono pensieri e ideologie senza neanche porsi prima delle domande. Seguire passivamente la massa non è un corretto stile di vita, si rischia, infatti, di sbattere contro degli ostacoli imprevisti e non saperli aggirare : questo è ciò che vuole trasmettere l’artista.

Infine, incontriamo di nuovo Louise Bourgeois quando Robert e Ambra devono fuggire dopo l’assassinio di Kirsch. I due, infatti, attraversano una sala in cui sono esposte le opere dell’artista già citata dal titolo Cells. Langdon non ha il tempo di soffermarsi ad analizzarle, ma noi lo faremo. Si tratta di una serie di spazi architettonici (60 in totale e 28 quelli esposti a Bilbao) realizzati nel corso di circa vent'anni e che rappresentano diversi microcosmi: ciascuno di essi ha una sorta di recinto che separa l’interno del microcosmo in questione dall'esterno dell’opera. Ciascuna “stanza” è realizzata con differenti materiali (legno, vetro, marmo) e contiene vari oggetti (specchi, mobili, vestiti). Ogni cella rappresenta, infatti, una paura o un dolore: dolore emotivo o psicologico, paura del buio o di non essere accettati. Chi le osserva dovrà mettere in gioco sé stesso per comprendere e affrontare le paure riprodotte.


Il tour virtuale insieme a Robert termina qui, ma il Guggenheim di Bilbao conserva molte altre opere che vi invito a scoprire online dal sito oppure, perché no, facendo un bel viaggetto e una visita di persona ad uno dei musei di arte moderna e contemporanea più famosi al mondo.

lunedì 6 novembre 2017

Recensione #2: Robert Langdon tra avventura, complotti e arte in Origin


Chiunque tu sia. In qualunque cosa tu creda. Tutto sta per cambiare.


Trama
Robert Langdon, professore di simbologia e iconologia religiosa a Harvard, è stato invitato all'avveniristico museo Guggenheim di Bilbao per assistere a un evento unico: la rivelazione che cambierà per sempre la storia dell’umanità e rimetterà in discussione dogmi e principi dati ormai come acquisiti, aprendo la via a un futuro tanto imminente quanto inimmaginabile. Protagonista della serata è Edmond Kirsch, quarantenne miliardario e futurologo, famoso in tutto il mondo per le sbalorditive invenzioni high-tech, le audaci previsioni e l’ateismo corrosivo. Kirsch, che è stato uno dei primi studenti di Langdon e ha con lui un’amicizia ormai ventennale, sta per svelare una stupefacente scoperta che risponderà alle due fondamentali domande: da dove veniamo? E, soprattutto, dove andiamo?
Mentre Langdon e centinaia di altri ospiti sono ipnotizzati dall’eclatante e spregiudicata presentazione del futurologo, all’improvviso la serata sfocia nel caos. La preziosa scoperta di Kirsch, prima ancora di essere rivelata, rischia di andare perduta per sempre. Scosso e incalzato da una minaccia incombente, Langdon è costretto a un disperato tentativo di fuga da Bilbao con Ambra Vidal, l’affascinante direttrice del museo che ha collaborato con Kirsch alla preparazione del provocatorio evento. In gioco non ci sono solo le loro vite, ma anche l’inestimabile patrimonio di conoscenza a cui il futurologo ha dedicato tutte le sue energie, ora sull’orlo di un oblio irreversibile.
Percorrendo i corridoi più oscuri della storia e della religione, tra forze occulte, crimini mai sepolti e fanatismi incontrollabili, Langdon e Vidal devono sfuggire a un nemico letale il cui onnisciente potere pare emanare dal Palazzo reale di Spagna, e che non si fermerà davanti a nulla pur di ridurre al silenzio Edmond Kirsch. In una corsa mozzafiato contro il tempo, i due protagonisti decifrano gli indizi che li porteranno faccia a faccia con la scioccante scoperta di Kirsch… e con la sconvolgente verità che da sempre ci sfugge.

Ho deciso di riportare la trama che trovate nell'edizione cartacea edita da Mondadori, per evitare di incappare in possibili spoiler, magari inconsapevolmente.

Recensione
Origin era una delle uscite editoriali che più attendevo in questo 2017, inutile, quindi, dirvi quanto alte fossero le mie aspettative nei confronti di questo romanzo. Vi anticipo che, a mio parere, è un romanzo più che valido, in linea con lo stile che ormai conosciamo di Dan Brown, capace di tenere il lettore incollato alle pagine e di farlo appassionare a vicende, fatti e intrighi.

Diversi sono, però, i punti a sfavore, che fanno di questo libro di certo non il migliore della carriera di Dan Brown (ai livelli de Il codice Da Vinci, Angeli e demoni o Inferno, per intenderci).
Una prima delusione è stata la scoperta dei pochissimi enigmi da decifrare. A conti fatti, ne possiamo trovare soltanto due che possono essere definiti tali: la password di quarantasette lettere di Edmond Kirsch, corrispondente ad un verso di una poesia e che serve per lanciare il video della sua presentazione; il luogo in cui si trova Winston, personaggio chiave dell’intera vicenda e aiutante di Langdon e della sua compagna d’avventure Ambra. Sono due enigmi importanti, non c’è dubbio. Sono soltanto due, però, e occupano quasi interamente il romanzo. Siamo ben lontani, dunque, dalle avventure de Il codice Da Vinci o Angeli e demoni, dove vediamo Langdon che risolve un enigma che lo porterà a trovare un altro indizio da decifrare e così via fino alla fine dell’avventura. In questo romanzo prevale molto di più l’azione e l’adrenalina, messa in circolo dal timore per le vite dei due protagonisti, dalla minaccia incarnata da colui che si fa chiamare il Reggente e dagli strani complotti che sembrano coinvolgere un importante vescovo spagnolo e perfino la famiglia reale di Spagna.
La seconda delusione, invece, riguarda la rivelazione della sensazionale scoperta di Kirsch. Sono stata letteralmente incollata a più di 400 pagine, rosa dalla curiosità di sapere di cosa si trattasse. Infine, si è rivelata essere per metà quasi priva di fondamento (la scoperta che risponde alla domanda “Da dove veniamo?”) e per metà piuttosto banale e magari scontata (la risposta alla domanda “Dove andiamo?”). Ovviamente, non mi aspettavo la rivelazione del secolo o una verità universalmente riconosciuta, ma pensavo di trovare almeno una teoria valida tanto quanto il segreto nascosto ne Il codice Da Vinci (che non vi riporto, per evitare di fare spoiler per coloro che non lo avessero ancora letto).

Nonostante queste due grandi delusioni, però, è assolutamente un libro che consiglierei agli appassionati del genere, anche perché vi ritroviamo alcune costanti che ci hanno fatto già apprezzare i precedenti romanzi di Dan Brown.
Scopriamo anche qui una consistente presenza di opere d’arte, anche se non serviranno per lo sviluppo della vicenda. Ho apprezzato molto la parte iniziale in cui ci ritroviamo a visitare il Guggenheim di Bilbao insieme a Robert Langdon e alla sua guida, due personalità davvero interessanti che portano avanti un dialogo e un confronto di opinioni che stimolano moltissimo le riflessioni del lettore. Tra l’altro, Langdon si trova qui a confrontarsi con degli ambiti artistici lontani dai suoi interessi e dai suoi campi di studio: appassionato di arte più classica, Langdon si trova a visitare un museo di arte contemporanea come il Guggenheim di Bilbao e ad approfondire lo stile particolare di Gaudí che caratterizza la bellissima città di Barcellona.
Particolarmente intriganti sono le vicende che riguardano i complotti. In questo caso ci troviamo di fronte a degli intrighi che riguardano nientemeno che la famiglia reale spagnola, in maniera diretta il re ed il principe ereditario. Infine, in ogni libro di Dan Brown sono sempre venuta a conoscenza di una realtà di cui non avevo mai sentito parlare prima e che mi fa piacere scoprire, nonostante si tratti di questioni con scarsi fondamenti razionali. In questo romanzo ho scoperto l’esistenza della fede palmariana, di dubbia solidità ma realmente esistente.

Gli elementi negativi di questo romanzo gli fanno perdere un cuoricino nella mia personale valutazione, ma gli altri quattro li merita davvero.

martedì 24 ottobre 2017

Libri e film #1: L'uomo di neve tra letteratura e cinema

Ciao a tutti!
Oggi, sotto vostro suggerimento, vi parlerò de L’uomo di neve. Ho deciso di esporvi le mie riflessioni tanto sul libro quanto sul film, per cui: cominciamo!


Il romanzo L’uomo di neve è il settimo capitolo di una serie formata da undici romanzi dello scrittore norvegese Jo Nesbø e con protagonista il commissario Harry Hole. Nesbø è oggi considerato il numero uno del noir scandinavo, sulle orme di Stieg Larsson e della sua trilogia Millennium che sono certa conoscerete. La trilogia di Larsson, infatti, è formata dai famosi romanzi Uomini che odiano le donne, La ragazza che giocava con il fuoco e La regina dei castelli di carta; dai libri, inoltre, sono stati tratti dei film davvero molto belli, a mio parere.
Tornando a Nesbø, lo scrittore è in realtà all'attivo già dal 1997. I suoi romanzi, però, iniziano ad essere tradotti a partire dal 2006, anno in cui arrivano finalmente anche in Italia. In tutta sincerità, io ho scoperto l’esistenza di questo scrittore solo un paio di anni fa, ma da allora mi sono prima incuriosita e poi letteralmente innamorata. Ho praticamente cercato di procurarmi la serie di Harry Hole in brevissimo tempo e l’ho subito divorata, pagina dopo pagina, indagine dopo indagine. Ho, poi, atteso con ansia l’uscita dell’undicesimo libro, Sete, avvenuta proprio agli inizi del 2017, per concludere le vicende del poliziotto che ha rapito il mio cuore. Alcuni di voi, probabilmente, lo conosceranno proprio grazie a quest’ultimo libro, schizzato subito molto in alto nelle classifiche di vendita. Harry, inoltre, è un poliziotto anticonvenzionale: non ha molte relazioni sociali ed è alcolizzato, non riesce a staccarsi dall'alcol e questo gli procurerà molti guai sia dal punto di vista lavorativo che affettivo.
In uno degli articoli precedenti, vi ho già detto che uno dei romanzi più belli della serie è, a parer mio, L’uomo di neve. In questo romanzo viene narrata una storia di omicidi davvero particolare ed insolita. Alcune donne norvegesi iniziano a sparire misteriosamente. Lo stesso avviene nella città di Oslo e il caso viene affidato proprio a Harry, soprattutto quando alcune delle donne scomparse vengono ritrovate vittime di efferati omicidi: il serial killer, infatti, non solo le uccide, ma ne smembra anche i corpi, decapitandole o amputando loro gli arti. Harry Hole, grazie all'aiuto della poliziotta appena arrivata da Bergen, Katrine Bratt, scoprirà che l’assassino segue una particolare logica: uccide tutte le donne sposate ma infedeli ai propri mariti e la sua personale firma è un pupazzo di neve nei pressi del luogo dell’omicidio. Dopo essere stato in errore, sospettando gli individui sbagliati, Harry scoprirà, grazie ad un dettaglio che non aveva captato subito, chi è il vero assassino. Intanto, Harry aveva intessuto una relazione con Rakel nei precedenti romanzi, una donna divorziata e con un figlio di nome Oleg. La relazione finisce a causa del problema di Harry con l’alcol e Rakel inizierà una nuova storia con un dottore di nome Mathias, ma il poliziotto continuerà a frequentare sia lei che il figlio proprio grazie al particolare legame che ha stretto con il giovane Oleg.
Il libro è davvero uno dei miei preferiti della serie, forse il migliore insieme a Il pettirosso. Lo stile di Nesbø è davvero coinvolgente e, come Harry, anche il lettore deve porre particolare attenzione a tutti i dettagli, anche i più insignificanti, per riuscire a scoprire l’identità dell’omicida insieme a Hole o anche prima di lui!


Un’altra attesa quest’anno, che mi ha tenuto con il fiato sospeso, è stato il film di Tomas Alfredson con protagonista Michael Fassbender tratto proprio da questo romanzo. Il film è uscito nelle sale il 12 ottobre 2017 e io mi sono precipitata al cinema a vederlo. Penso che Michael Fassbender sia un bravo attore, è stato un piacere vederlo nei panni di Harry Hole e, anche se durante la lettura immaginavo un volto diverso a Harry, non mi è dispiaciuto associargli quello del bel Michael. Sono rimasta, invece, un po’ delusa dalla scelta dell’attrice che ha interpretato Rakel Fauke: non discuto la bravura di Charlotte Gainsbourg (la Jane Eyre del film di Zeffirelli), ma non rispecchia molto la Rakel della mia immaginazione.
Per quanto riguarda la storia, invece, ho parecchio da ridire. Ho sempre pensato che sia più che giusto che la trama venga sintetizzata e modificata per questioni che riguardano il limite di tempo del film. In questo caso, però, credo che il lavoro di sintesi sia stato svolto piuttosto male. Per gran parte della storia si indaga su due persone piuttosto influenti della società norvegese. Il film, però, non riesce a trasmettere in maniera completa i motivi per cui questi individui sono sospettati. Si sospetterà del dottore Idar Vetlesen, fornendo come unica spiegazione il fatto che una delle vittime avesse un appuntamento clinico con lui; si indagherà anche sul famoso personaggio pubblico Arve Støp prendendo come motivazione il fatto che il poliziotto che precedentemente seguiva gli stessi casi a Bergen stava iniziando a sospettare di lui. Nel romanzo, invece, i motivi sono più razionali e vengono esposti in maniera più chiara. Credo che avrebbero fatto meglio a tagliare magari uno dei due sospettati e concentrarsi su uno soltanto dei due, fornendo però delle spiegazioni più chiare e comprensibili. Questa sarebbe stata una modifica che avrei ben gradito. Inoltre, è stato anche modificato in parte il motivo per cui l’assassino compie questi omicidi. Nel romanzo, infatti, ci viene spiegato che la madre dell’omicida aveva una relazione extraconiugale e che lui era il figlio dell’amante. Il problema dell’assassino, ciò che fa scattare in lui l’istinto omicida è proprio l’infedeltà della donna nei confronti del marito, per questo commette i vari omicidi. Nel film, invece, le sue motivazioni vengono mitigate, presentando allo spettatore una versione un po’ diversa: l’assassino del film commette i vari omicidi pensando che sia una sorta di vendetta per quei figli nati dai rapporti extraconiugali che non potranno mai vivere insieme al loro vero padre. Forse è una differenza che può sembrare piuttosto sottile, ma vi assicuro che invece è piuttosto sostanziale, almeno dal mio punto di vista. Tutto sommato, però, la narrazione prosegue comunque fino alla fine. Forse uno spettatore che non conosce il romanzo si perderà qualche dettaglio e qualche nome buttato lì senza spiegazione, ma riesce comunque a seguire in generale le indagini e appassionarsi alla cattura dell’assassino. Lo spettatore che conosce il romanzo, invece, potrebbe restarne abbastanza deluso (proprio come me).

Il mio consiglio conclusivo è sicuramente quello di leggere il romanzo. Jo Nesbø è entrato con prepotenza tra gli autori che più amo in assoluto e difficilmente io mi appassiono a scrittori contemporanei. Oltre a L’uomo di neve, consiglio di leggere anche gli altri e soprattutto in ordine di pubblicazione in Norvegia. Leggere le avventure di Harry dall'inizio, infatti, vi aiuterà ad entrare in empatia con lui in maniera completa e vi farà apprezzare di più le storie successive, perché le leggerete con la consapevolezza di ciò che è accaduto prima. Se non vi va di leggerli tutti, potete tranquillamente leggere soltanto L’uomo di neve o qualsiasi altro romanzo della serie, perché Nesbø riesce comunque a presentare il passato di Harry in ogni romanzo senza risultare noioso per chi lo conosce già e agevolando chi invece non ha letto i libri precedenti. Jo Nesbø merita davvero tutto il successo che è riuscito ad avere e questo romanzo è davvero uno dei migliori. Se volete poi vedere il film, fatelo pure, soprattutto perché gli attori sono davvero bravi (il bel Michael in primis, si nota che ho un debole per lui?), ma non rovinatevi la lettura del libro guardando prima il film.

Concludo questo lunghissimo articolo con due curiosità:
- La prima riguarda Michael Fassbender. L’attore ha infatti dichiarato in una recente intervista che dopo aver ottenuto il ruolo di Harry Hole si è incuriosito e ha cominciato a leggere i romanzi di Nesbø, apprezzandoli;
- La seconda riguarda, invece, proprio Jo Nesbø che, in una recente intervista per “la Repubblica”, ha dichiarato: “Ho venduto i diritti del libro, lasciando ad altri il compito di trarne il film, che ha un narratore diverso da me ed è una storia differente dalla mia. Non è una versione del mio romanzo, anche se un po’ gli somiglierà”. Queste parole convalidano la mia idea secondo la quale il prodotto cinematografico, pur essendo tratto da un libro, si diversificherà necessariamente da quello letterario soprattutto perché si tratta di due differenti medium e gli autori non sono affatto gli stessi (regista uno, scrittore l’altro).

domenica 1 ottobre 2017

Novità #1 e Approfondimenti #2: Origin, il nuovo romanzo di Dan Brown; ripercorriamo le avventure di Robert Langdon


È in arrivo in libreria il nuovo e attesissimo (almeno per me!) capitolo delle avventure di Robert Langdon. Origin è in uscita il 3 ottobre in Italia, in contemporanea con Usa, Gran Bretagna, Canada, Spagna e altri paesi. Il romanzo è interamente ambientato in Spagna (Madrid, Barcellona, Siviglia, Bilbao) e vi troveremo gli elementi tipici dello stile di Dan Brown: codici, simboli, religione, scienza, storia, arte e architettura. Robert Langdon si troverà davanti ai due interrogativi che ogni uomo si pone: Da dove veniamo? Dove andiamo?


Robert Langdon, professore di Simbologia e Iconologia delle Religioni ad Harvard, partecipa alla presentazione di una scoperta che «cambierà per sempre il volto della scienza» al Museo Guggenheim di Bilbao. L’ospite è Edmond Kirsch, ex studente di Langdon a Harvard e famoso per le sue invenzioni ipertecnologiche: sta per svelare una scoperta che risponderà finalmente alle due domande sull'esistenza dell’umanità. La serata sfocia nel caos e Langdon è costretto a tentare una fuga da Bilbao. Con lui c’è Ambra Vidal, la direttrice del museo. Si recano, quindi, a Barcellona per trovare la password che sbloccherà il segreto di Kirsch e dovranno anche combattere un nemico pronto a tutto pur di mettere a tacere l’inventore. In un viaggio attraverso l’arte e la simbologia, Langdon e Vidal sveleranno la scoperta di Kirsch e una verità che è sempre stata tenuta nascosta al genere umano.

In attesa dell’imminente arrivo di questo nuovo capitolo, ripercorriamo insieme le avventure precedenti del professore di Harvard più famoso al mondo. È il personaggio che ha reso celebre Dan Brown, nato il 22 giugno 1964, lo scrittore statunitense di romanzi thriller tra gli autori di maggior successo, con più di 200 milioni di copie vendute.


La serie che vede protagonista Robert Langdon si apre con Angeli e demoni, pubblicato nel 2000 e tradotto in Italia nel 2004. In questo primo capitolo conosciamo il professor Langdon, chiamato al CERN di Ginevra per esaminare il cadavere del ricercatore Leonardo Vetra marchiato a fuoco con il simbolo degli Illuminati. Gli assassini hanno rubato dal centro svizzero una micidiale arma sperimentale e Langdon si troverà ad indagare tra arte, storia e simbologia, cercando di evitare che le vittime, marchiate a fuoco ed esposte per le strade di Roma, aumentino sempre di più.

Il secondo capitolo è Il codice Da Vinci, scritto nel 2003 e tradotto in Italia l’anno successivo; l’opera più celebre di Dan Brown con più di 80 milioni di copie vendute. Il libro si apre con l’omicidio del curatore del Louvre, Jacques Saunière, per mano di un monaco dell’Opus Dei. Langdon si ritrova coinvolto e indagato perché ritenuto colpevole dell’omicidio. Verrà affiancato ed aiutato dalla nipote del curatore, Sophie Neveu, e anche da uno studioso di storia, sir Leigh Teabing: dovrà, infatti, ripercorrere il percorso del Santo Graal attraverso indizi ed enigmi nascosti nelle opere d’arte. Questo percorso si incrocia con quello di un’antica società segreta chiamata il Priorato di Sion che nasconde un inconcepibile segreto, il quale potrebbe compromettere i fondamenti stessi del Cristianesimo, se venisse rivelato.

Il terzo libro della serie è Il simbolo perduto, pubblicato nel 2009 in contemporanea in molti paesi del mondo. Quest’avventura si svolge nell'arco di sole 12 ore e vede Robert Langdon muoversi nella città statunitense di Washington. Il professore, questa volta, avrà a che fare con la Massoneria e con il ruolo da essa svolta nella storia degli Stati Uniti d’America fin dalla loro fondazione. Robert sarà affiancato da Katherine Solomon, una grande esperta di Noetica (lo studio delle correlazioni dell’universo della mente che vuole riportare in primo piano il cosiddetto “sesto senso”) e dovranno decifrare insieme i numerosi simboli massonici disseminati per la città di Washington (dal Campidoglio, all'Obelisco, alla Casa Bianca). Sveleranno il mistero che sarebbe all'origine dell’indipendenza americana? Troveranno il “Simbolo perduto” codificato in un antico documento, che sarebbe in grado di evocare un enorme potere?

Quarto e penultimo capitolo, finora, è Inferno, pubblicato nel 2013 in contemporanea mondiale (o quasi). In questo romanzo ci troviamo a seguire Robert Langdon mentre tenta di decifrare degli enigmi basati sull’Inferno dantesco, dopo essersi risvegliato in una camera d’ospedale di Firenze, senza memoria di ciò che è accaduto negli ultimi giorni. Molti personaggi sono sulle sue tracce, alcuni attentano anche alla sua vita. Aiutato dalla dottoressa Sienna Brooks, dovrà scappare per restare vivo, ma anche per svelare il mistero che lo circonda: dall'arte e la letteratura disseminate di indizi e simboli, ai virus letali che minacciano di distruggere l’umanità intera.

Il quinto capitolo è atteso nei prossimi giorni. Quanti, come me, sono curiosi di scoprire come si svolgerà la nuova avventura del professor Langdon e quali opere d’arte saranno questa volta coinvolte?

sabato 23 settembre 2017

Approfondimenti #1: Alla scoperta di Nesbø e del suo Harry Hole



Uno degli autori che più amo è certamente Jo Nesbø. Non so quanti lettori lo conoscano, io stessa, nonostante sia stato tradotto già dieci anni fa in Italia, l’ho scoperto solo da due anni.

Jo è un tipo molto particolare. Prima di cominciare a scrivere romanzi ha fatto il calciatore, l’analista finanziario e il musicista (suona ancora oggi, comunque). Nel 1997 gli viene chiesto di scrivere un libro sulla vita in tour con la sua band e lui, invece, inventa il personaggio di Harry Hole e scrive il suo primo romanzo. In seguito, pubblica altri dieci libri con protagonista Hole, vari romanzi autoconclusivi (non legati, dunque, alla serie e con differenti protagonisti) e un’altra breve serie di quattro soli romanzi con protagonista il dottor Prottor e dedicati fondamentalmente ai più giovani.

Il commissario Hole (il cui cognome si pronuncia all’incirca per come è scritto, prolungando un po’ la vocale “O”) è il suo personaggio più noto e la sua serie conta ben undici libri. La serie inizia vent’anni fa, nel 1997, con uno sconosciuto Harry Hole che si ritrova in Australia ad indagare sulla morte dell’ambasciatore norvegese che si trova lì. Scopriamo che Harry ha non pochi problemi con l’alcol e che è da poco uscito in modo tragico da una relazione con Kristin. In Australia si innamora di Birgitta e sente quasi di poter ricominciare, ma Harry non sa cosa ancora lo aspetterà nei successivi dieci romanzi.

In questo articolo non recensisco nessuno degli undici libri della serie e nemmeno mi soffermo a raccontarne le trame. Basterà dirvi, per il momento, che i miei preferiti sono fondamentalmente quattro: Il pettirosso, L’uomo di neve, Lo spettro e Polizia. Quattro storie del tutto diverse tra loro, un Harry Hole in continua crescita ed evoluzione ed emozioni e colpi di scena assicurati.

Nesbø ha davvero uno splendido stile di scrittura: riesce a tenere il lettore incollato alle pagine e, se avete la pazienza e la voglia di leggere la serie nell’ordine originale di pubblicazione, si nota anche facilmente l’evoluzione del suo stile. Nei primi romanzi, infatti, il racconto dei fatti ci viene presentato dal singolo punto di vista di Hole; dal terzo libro, invece, Jo inizia a sperimentare inserendo descrizioni e narrazioni che stuzzicano la fantasia del lettore come se si trattasse di scene cinematografiche ed inserisce, inoltre, la molteplicità dei punti di vista, giocando anche sul piano spazio-temporale; nei successivi romanzi e fino all’ultimo della serie, infine, arriverà a presentarci direttamente il punto di vista dell’assassino (come in Sete) o quello della vittima (come ne Lo spettro, non a caso uno dei miei preferiti).

Ottobre 2017 vedrà l’uscita nelle sale cinematografiche dell’adattamento di uno dei romanzi della serie, L’uomo di neve. Il tenebroso Harry Hole sarà, sul grande schermo, il bel Michael Fassbender, che dovrà fronteggiare proprio l’Uomo di neve. Il serial killer così chiamato, infatti, comincia a mietere vittime tra le donne sposate di Oslo e l’obiettivo di Harry sarà proprio quello di smascherarlo e catturarlo prima che uccida la vittima successiva. Non può immaginare la vera identità dell’Uomo di neve fino alla fine delle indagini e la rivelazione sarà uno shock tanto per lui quanto per il lettore-spettatore.

Avete letto qualche romanzo di Jo Nesbø? Vi ho incuriositi almeno un pochino con le mie parole? Pensate di leggere L’uomo di neve prima dell’uscita del film? Oppure lo recupererete solo dopo essere stati al cinema? Io ho altissime aspettative per questo film: il romanzo mi è piaciuto davvero tanto e spero, dunque, che il film non mi deludi!